Amari di Calabria, le 11 bottiglie da scoprire
di Martina Vacca

Dalle radici di piante officinali, frutti ed erbe, a quelle culturali: il segreto dell’ampia produzione è in quella storia che dalla Magna Grecia di Milone arriva ai monaci bizantini e alle civiltà che si sono avvicendate lasciando il segno
La Calabria è terra di amari grazie – come spesso accade in questa regione – al suo profondo retaggio magnogreco. Di amari calabresi se ne contano almeno una cinquantina, talmente tanti che varrebbero una carta dedicata da presentare col menù per il classico da fine pasto, rigorosamente dopo il caffè.
Ma perché così tanti amari in Calabria? La spiegazione risiede nel suo ricchissimo patrimonio verde e nella diffusa biodiversità del territorio sul quale insistono ben tre parchi nazionali, quello del Pollino a nord, della Sila al centro, dell’Aspromonte a sud per un totale di circa 240mila ettari di superficie. A fare da trait d’union tra l’altopiano della Sila e l’Aspromonte ci sono le Serre, una zona collinare e montuosa caratterizzata da ampi e fitti boschi e dappertutto è diffusa la macchia mediterranea. Insomma, un ecosistema diversificato dove crescono rigogliose piante officinali, frutti ed erbe dalle innumerevoli proprietà da usare a scopo gastronomico o terapeutico. Piante preziose per la produzione di amari profumati, speziati, forti, leggeri o dolci a seconda di quelle utilizzate.
Ma negli amari calabresi non ci sono soltanto gli indispensabili ingredienti autoctoni, ciò che li rende unici e insuperabili sono anche altre “radici”, quelle culturali unite alla passione per lavorazioni ancora artigianali, frutto di un sapere antico. Ognuno di questi amari elabora un sentimento e racconta una storia che, familiare o individuale, può partire dalla Magna Grecia di Milone per arrivare ai monaci bizantini e alle credenze di civiltà che sul territorio si sono avvicendate lasciando il segno; storie che nascono tra le montagne o che si sviluppano sulle coste e sul mare. Il più noto e pluripremiato è lui, il Vecchio Amaro del Capo, prodotto dal gruppo Caffo 1915, che dal piccolo paese di Limbadi in provincia di Vibo Valentia, ha mostrato al mondo negli anni la capacità di rispondere alle tendenze del mercato anche con nuove proposte, diventando l’apripista del made in Calabria per il settore degli amari.
Da quello del Capo in poi, tra grandi nomi e nicchie, ecco una selezione di 11 amari calabresi da conoscere:

2. L’Amaro Milone trova in Crotone la sua città d’elezione. Due anni di ricerca sulle erbe coltivate al tempo dei greci nel bosco sacro di Hera Lacinia di cui l’atleta e guerriero Milone era custode, precedono il lancio nel 2020 dell’amaro. Davide Milone e Michele Sotero decidono così di dedicare al leggendario lottatore greco un amaro composto da 21 erbe tra cui cardamomo, genziana, angelica, bacche di ginepro e agrumi. Un prodotto felicemente evocativo che nel 2022 è stato premiato come miglior amaro al mondo ai World Liqueur Awards.

